Questo white paper è diretto ai formatori ed agli organizzatori di attività didattiche per studenti e ricercatori non di madre lingua inglese (NMLI).
Il documento intende promuovere decisioni consapevoli per l'acquisizione o lo sviluppo di programmi di formazione di comunicazione scientifica scritta per ricercatori sia in campo clinico che in scienze biomediche.
Valerie Matarese, Ph.D., UpTo infotechnologies, Vidor (TV), Italia
Leggete l'Introduzione a questo white paper.
Il requisito fondamentale per vedere pubblicati i risultati della propria ricerca è la qualità della ricerca stessa. L'ipotesi scientifica che si vuole verificare deve avere una certa rilevanza nel processo della conoscenza: quesiti banali o poco importanti per il momento storico in cui la ricerca è stata concepita avranno poche probabilità di stimolare un interesse sufficiente presso gli editori. Analogamente, il rigore sperimentale è l'elemento essenziale per accreditare i dati presentati. Premesso quindi che il quesito sia rilevante e che la ricerca sia metodologicamente ineccepibile, tutto si gioca sulle capacità di comunicazione dell’attività svolta e più propriamente sulla conoscenza della struttura formale della comunicazione scientifica. Ne scaturisce quindi l’esigenza di definire quali siano le competenze specifiche necessarie per una comunicazione di qualità.
Le riviste di ricerca — soprattutto quelle indicizzate in Medline — selezionano i manoscritti mediante il processo di peer review, in cui gli articoli sono sottoposti ad esperti del settore per valutarne la rilevanza scientifica. Sapere come avviene questa selezione è importante soprattutto per i ricercatori che intendono pubblicare su riviste selettive, ossia riviste che accettano per la pubblicazione solo un numero limitato dei manoscritti ricevuti. Altrettanto importante è comprendere come i lettori fruiscono della letteratura scientifica, come scelgono tra pubblicazioni online e stampate e tra riviste gratuite e non. L'editoria biomedica è un settore dinamico che evolve rapidamente sia per le innovazioni introdotte dalle tecnologie digitali e dalle richieste di accesso aperto (open access), sia per l'applicazione di requisiti etici sempre più severi e per le ripercussioni economiche della globalizzazione. Gli autori che si adeguano a tale evoluzione avranno più possibilità di vedere i propri manoscritti considerati per la pubblicazione in riviste che ne garantiscano visibilità ed impatto scientifico.
Nella mia esperienza di ricercatrice ed editor, ho notato che, alla base di una comunicazione scientifica efficace sta una buona capacità di lettura. Solo un "consumatore" abituale ed avveduto di letteratura scientifica può cogliere i requisiti essenziali per "produrre" un articolo di ricerca adatto alla pubblicazione. Sviluppare una capacità di lettura non significa solamente essere capaci di leggere l'inglese scientifico. Vuol dire piuttosto sapersi muovere agevolmente all'interno dei contenuti di un articolo per trovare le informazioni necessarie, valutare rapidamente gli articoli in termini di rilevanza e qualità, interpretare i dati riportati in grafici e tabelle, valutare l'affidabilità dei risultati ed identificare gli indicatori di scarsa qualità. Significa anche saper individuare facilmente i punti di forza e di debolezza dei lavori pubblicati, cioè possedere una capacità di valutazione critica. Essere un lettore esigente significa attribuire importanza al rigore, alla precisione e alla ricchezza di informazioni della comunicazione scientifica, che poi si riflette positivamente sulla propria scrittura.
La lettura regolare di articoli pubblicati nel proprio ambito di ricerca è altresì importante perché abitua il lettore al linguaggio ed allo stile tipici di quel settore. Questa familiarità acquisita con la lettura è la base di un approccio particolare per insegnare la scrittura scientifica (genre), con cui i neo-autori studiano un corpus di articoli di alta qualità e identificano degli schemi con cui poter impostare i propri lavori.
La comunicazione delle scoperte scientifiche a livello internazionale avviene quasi esclusivamente in inglese. Scrivere in inglese richiede conoscenza della grammatica inglese, un ricco vocabolario e la comprensione della struttura dei testi accademici in questa lingua. Idealmente, il ricercatore ha già una buona padronanza dell'inglese quando inizia la carriera, avendo studiato la lingua a scuola e con esperienze all'estero. Data l'importanza di leggere la letteratura scientifica per una carriera in medicina o biologia, la padronanza dell'inglese dovrebbe essere un requisito per poter accedere a questi programmi di studio. Un ricercatore con scarse conoscenze dell'inglese è svantaggiato, sia per quanto riguarda la comprensione della letteratura di ricerca sia per il contributo che vi può dare.
L'articolo di ricerca è strutturato in quattro sezioni fondamentali — Introduction, Materials and methods, Results e Discussion (IMRaD) — ed altri elementi testuali minori, ma non per questo meno importanti. Presa nel suo insieme, tale struttura articolata gioca un ruolo rilevante nella comunicazione tra scrittore e lettore, dal momento che funge da guida sia per gli autori (per organizzare le loro informazioni) sia per i lettori (per trovare le informazioni necessarie). Una corretta distinzione tra metodi e risultati e tra affermazioni introduttive e commenti di discussione rende l'articolo di facile valutazione e migliora il suo impatto scientifico.
La scrittura scientifica, come la lettura scientifica, non è subordinata all'ordine lineare del testo. Un articolo di ricerca non è né scritto né letto dal riassunto alle conclusioni. Esso viene formulato secondo un processo sistematico che prevede un approccio generale alla composizione dell'articolo e strategie particolari per preparare le tabelle ed i grafici e per scrivere le sezioni principali e gli altri elementi testuali. La padronanza di tali tecniche riduce al minimo la probabilità di scrivere un testo con errori numerici e incongruenze concettuali, e facilita la produzione di un manoscritto coerente.
Sin dal 1964, la Dichiarazione di Helsinki ha fornito linee guida di tipo etico sulla realizzazione di studi clinici, improntate all'utilità, alla sicurezza e al rispetto degli esseri umani oggetto di ricerca. La Dichiarazione di Helsinki è stata redatta dalla World Medical Association (WMA), federazione che riunisce le principali associazioni mediche di quasi tutte le nazioni. Con il passare degli anni, la Dichiarazione ha subito diverse revisioni e aggiornamenti, cosicché oggi specifica anche gli obblighi etici per la pubblicazione di articoli di ricerca, ad esempio la dichiarazione delle fonti di finanziamento e dei conflitti di interesse.
Oltre alla Dichiarazione di Helsinki, molte altre direttive sono state pubblicate per promuovere una comunicazione di qualità ed etica. La più conosciuta è quella dei "Requisiti di uniformità per manoscritti presentati a riviste biomediche". Come la Dichiarazione di Helsinki, la direttiva sui Requisiti di uniformità ha ampliato il proprio scopo negli anni ed oggi il documento si occupa della paternità delle opere (authorship), conflitti di interesse, privacy, sovrapposizione di pubblicazioni e altro ancora. Altri esempi di queste direttive sono la dichiarazione CONSORT sui trial randomizzati e controllati e la dichiarazione PRISMA sulle revisioni sistematiche e le meta-analisi. Comprendere e adottare questi standard, a prescindere dalle normative nazionali, costituisce una parte fondamentale del processo ricerca-pubblicazione.
In un articolo di ricerca, il contenuto sostanziale delle sezioni Introduction e Discussion si basa su lavori già pubblicati. La corretta attribuzione alle fonti originali è un aspetto fondamentale della comunicazione scientifica scritta, sia allo scopo di creare una base solida e accurata di evidenze per il nuovo testo sia per rispettare il lavoro compiuto da altri. In particolare l'autore-ricercatore deve sapere: quali sono i documenti da citare e quale impatto ha la loro selezione sulla qualità di un manoscritto; come posizionare le citazioni all'interno del testo per consolidare le affermazioni e aiutare i lettori a recuperare i lavori originali; e quali sono le ripercussioni professionali e scientifiche nel momento in cui si fanno attribuzioni errate. Inoltre, è importante saper riprodurre idee e conoscenze di altri autori attraverso la parafrasi, un tipo di riscrittura che sintetizza i contenuti di un altro testo usando una scelta originale di parole e strutture linguistiche.
Saper attribuire la paternità intellettuale attraverso citazioni e parafrasi sta diventando un tema di sempre maggiore interesse per il riscontro, grazie al testo degli articoli online, che molti manoscritti di scrittori inesperti contengono tratti plagiati. Plagio è un termine ampio che comprende diverse pratiche di scrittura di scarso livello, la cui gravità va dalla frode a violazioni di minore entità. Plagiare un autore, cioè prendere un documento pubblicato, sostituire il nome dell'autore con il proprio e ripubblicarlo spacciandolo per originale, costituisce frode intenzionale ma è raro. È sorprendente, però, la frequenza di altre forme di plagio meno gravi, come l'autoplagio (presentare parti di testi propri già pubblicati come originali) e microplagio (del genere scrittura "copia e incolla"). Anche se la tecnica “copia e incolla” sembra aiuti a scrivere con una grammatica corretta, il testo microplagiato non è originale – requisito indispensabile per la pubblicazione dell'articolo come “lavoro originale” – e non sempre si adatta al flusso degli argomenti, il che viene percepito dal lettore. La disponibilità al giorno d'oggi di software in grado di riconoscere tratti copiati da articoli già pubblicati è un motivo in più per evitare l'uso di questa “scorciatoia” di scrittura.
Continuate a leggere le sezioni successive:
- Le sfide per gli autori italiani
- Insegnamento della scrittura scientifica ad autori NMLI
- Offerte di formazione per autori NMLI
- Lettura consigliata
Valerie Matarese, Ph.D. © 2010. Si può copiare e distribuire questo documento e usarlo
per la produzioni di lavori derivativi purché venga citata la fonte: "Valerie Matarese, Ph.D. — Up To infotechnologies, Vidor (TV), Italia".
Documento creato 29 marzo 2010.
Scaricare il testo completo di questo white paper in formato PDF: Competenze redazionali ed editoriali.
Per ulteriori informazioni, si può contattare Dr.ssa Valerie Matarese a +39 - 0423 - 985191 o info @ uptoit.org